Quartzite

Radicamento · Concentrazione

8 sezioni
quartzite, pietra naturale

Che cos'è la quarzite

La quarzite è una roccia, non un minerale: questa distinzione, che può sembrare un cavillo, è in realtà la chiave per capire tutto il resto. Un minerale è una specie chimica definita, con una composizione e una struttura cristallina proprie; una roccia è un aggregato naturale di uno o più minerali. La quarzite appartiene alla seconda categoria ed è composta per la maggior parte — in molti casi oltre il novanta per cento — da granuli di quarzo saldati tra loro fino a formare una massa compatta, dura, spesso dall'aspetto zuccherino o leggermente vetroso.

Nasce dalla trasformazione di un'arenaria quarzosa: una sabbia antica, depositata su un fondale marino o su una piana costiera, cementata in roccia e poi sepolta sotto chilometri di altre rocce. Il calore e la pressione che agiscono a quelle profondità fanno ricristallizzare i granuli di quarzo, che si compenetrano l'uno con l'altro fino a cancellare gli spazi vuoti originari. Il risultato è una roccia metamorfica estremamente tenace, che quando si rompe non si sfalda lungo i confini tra i granuli — come farebbe un'arenaria — ma si spacca attraverso di essi, con una superficie di frattura netta e riflettente. È questo il test di campagna più semplice e più affidabile per riconoscerla.

La quarzite affiora in tutte le catene montuose del mondo che abbiano subito un metamorfismo di grado da basso ad alto, e per la sua resistenza all'erosione tende a formare creste, dorsali e vette che sopravvivono al dilavamento delle rocce circostanti. Se ne trovano estese formazioni negli Appalachi statunitensi, in Scandinavia, in Scozia, nello scudo brasiliano del Minas Gerais, in India, in Sudafrica e in Australia occidentale. In Italia le quarziti compaiono soprattutto nelle Alpi occidentali e centrali, nelle successioni permo-triassiche della Val di Susa e della Valle d'Aosta, e con caratteri diversi in Sardegna e in alcune zone dell'Appennino settentrionale. Nell'uso comune il nome copre anche materiali da costruzione e da rivestimento che il commercio chiama "quarzite" con una certa disinvoltura, e non sempre a ragione.

Storia e nome

Storia quartzite

Il termine deriva direttamente da quarzo, con il suffisso -ite che in geologia indica tanto i minerali quanto le rocce. La parola "quarzo" ha a sua volta un'origine discussa: la ricostruzione più accreditata la fa risalire al tedesco medievale quarz o querz, voce dei minatori sassoni e boemi, forse a sua volta da una radice slava. La forma "quarzite" compare nella letteratura geologica di lingua tedesca nei primi decenni dell'Ottocento, in un periodo in cui la petrografia stava costruendo il proprio vocabolario descrittivo; l'introduzione del termine viene spesso attribuita al geologo tedesco Christian Keferstein intorno al 1820, ma su questo punto è onesto mantenere una certa prudenza, perché le prime attestazioni sono disperse in opere diverse e la paternità non è documentata con la stessa sicurezza con cui si conoscono, per esempio, le date di descrizione dei minerali moderni.

Va segnalata anche una questione di grafia. In italiano la forma corretta è quarzite, con la z; la variante quartzite, che si incontra spesso in rete, è un calco dall'inglese e dal francese e non appartiene alla terminologia italiana. Chi cerca informazioni troverà entrambe le forme, ma si tratta della stessa roccia.

L'uso umano della quarzite precede di molte migliaia di anni il suo nome. Le varietà a grana finissima si scheggiano con frattura concoide e producono margini taglienti: per questo compaiono con regolarità tra le materie prime dell'industria litica preistorica, dal Paleolitico inferiore in avanti, in Africa, in Europa e nel subcontinente indiano, spesso come alternativa locale alla selce dove questa scarseggiava. Nell'antico Egitto la quarzite proveniente dalle cave del Gebel Ahmar, presso l'attuale Cairo, fu impiegata per statue e sarcofagi di grande impegno, apprezzata proprio per la durezza che ne rendeva difficilissima la lavorazione e ne garantiva la durata. In epoca moderna e contemporanea la roccia è stata sfruttata come pietra da costruzione e da pavimentazione, come inerte stradale e ferroviario di alta qualità e, nelle varietà più pure, come materia prima per l'industria dei refrattari silicei e per la produzione di ferrosilicio e silicio metallico. In gemmologia il suo posto è più marginale ma non nullo: alcune quarziti a grana fine, colorate da minerali accessori, vengono tagliate in cabochon o in sfere, e diversi materiali ornamentali noti con altri nomi sono, dal punto di vista petrografico, quarziti.

Composizione e formazione

Origine quartzite

Il costituente essenziale è il quarzo, biossido di silicio di formula SiO₂, minerale riconosciuto come specie valida dall'IMA e tra i più abbondanti della crosta terrestre. Il quarzo cristallizza nel sistema trigonale e ha durezza 7 nella scala di Mohs, con densità intorno a 2,65 g/cm³ e lucentezza vitrea. La quarzite, essendo un aggregato policristallino, non ha un proprio sistema cristallino: eredita dal quarzo le proprietà fisiche fondamentali, e la sua durezza complessiva si colloca intorno a 7, con qualche variazione in meno quando la percentuale di minerali accessori più teneri è significativa.

Accanto al quarzo compaiono infatti, in proporzioni minori, muscovite e altre miche, feldspati residui, ossidi di ferro come ematite e goethite, e talvolta minerali indice del metamorfismo come sillimanite, cianite, granato o fuchsite, la mica cromifera di colore verde. Sono proprio questi accessori a dare colore alla roccia e a raccontarne la storia geologica al microscopio.

Il processo di formazione parte da un'arenaria quarzosa, cioè da un sedimento sabbioso già ricco di quarzo perché ripulito dai minerali meno resistenti attraverso cicli ripetuti di trasporto e deposizione. Con il seppellimento, l'aumento di temperatura e la pressione litostatica innescano una ricristallizzazione allo stato solido: i granuli si dissolvono nei punti di contatto e riprecipitano negli spazi liberi, finché la porosità si annulla e i cristalli si incastrano con contatti suturati. È il fenomeno che i petrografi chiamano tessitura granoblastica. Poiché il quarzo è chimicamente semplice e stabile in un ampio intervallo di condizioni, la quarzite si forma sia a basso grado metamorfico sia in condizioni ben più severe, e per questo è una roccia poco informativa sulle temperature raggiunte, a meno di leggere i minerali accessori. Esiste anche una via non metamorfica: le cosiddette ortoquarziti, o quarziti diagenetiche, in cui la saldatura dei granuli avviene per cementazione silicea in profondità modeste, senza vero metamorfismo. Il risultato macroscopico è simile, la storia geologica no.

Classificazione roccia metamorfica (o sedimentaria silicizzata nel caso delle ortoquarziti)
Minerale prevalente quarzo, SiO₂
Sistema cristallino del quarzo trigonale
Durezza Mohs circa 7 (quella del quarzo)
Densità intorno a 2,6–2,7 g/cm³
Lucentezza da vitrea a zuccherina, cerosa nelle varietà a grana finissima
Frattura irregolare, subconcoide; passa attraverso i granuli
Trasparenza da opaca a leggermente traslucida sui bordi sottili
Tessitura granoblastica, granuli suturati, porosità pressoché nulla
Reazione all'acido cloridrico diluito assente

I giacimenti principali coincidono con le grandi fasce metamorfiche del pianeta. Negli Stati Uniti sono celebri le quarziti degli Appalachi e quelle proterozoiche del Midwest; in Norvegia e Svezia le quarziti dello scudo baltico alimentano cave storiche; in Brasile, nel Minas Gerais, si estrae anche l'itacolomite, una quarzite micacea con una particolarità rara, la flessibilità di lastre sottili, dovuta alla disposizione dei granuli e delle miche. Formazioni importanti si trovano in India, in Sudafrica, in Scozia e in Australia. In Italia le quarziti alpine occidentali sono state coltivate per lastre e cubetti, e alcune varietà locali hanno una lunga tradizione d'impiego edilizio.

Come riconoscerla

All'aspetto la quarzite si presenta compatta e priva di porosità visibile, con un colore di fondo che va dal bianco latte al grigio chiaro. Le tinte dipendono dagli accessori: gli ossidi di ferro producono rosa, rosso mattone, giallo e bruno; la fuchsite dà verdi che vanno dal salvia al verde bottiglia; tracce di sostanza carboniosa possono scurirla fino al grigio piombo. Non è rara la presenza di bande e venature, ereditate dalla stratificazione dell'arenaria di partenza e deformate dal metamorfismo. La lucentezza è vitrea sulle superfici fresche di frattura e diventa zuccherina, quasi granulosa alla luce radente, nelle varietà a grana media.

Le confusioni più frequenti

La confusione più comune è con il marmo, che condivide con la quarzite l'aspetto saccaroide e i colori chiari. La distinzione è immediata: il marmo è composto da carbonati, ha durezza 3 e si graffia con la punta di un coltello o addirittura con una moneta di rame, mentre la quarzite non si lascia intaccare e anzi graffia il vetro. Una goccia di acido cloridrico diluito fa effervescenza sul marmo e non produce alcun effetto sulla quarzite. Vale la pena ricordarlo perché nel commercio delle pietre ornamentali molte lastre vendute come "quarzite" sono in realtà marmi dolomitici, con una resistenza alle macchie e ai graffi completamente diversa.

La seconda confusione è con l'arenaria non metamorfosata. Qui il criterio è la frattura: l'arenaria si sgretola liberando singoli granuli di sabbia, la superficie di rottura è ruvida e polverosa; la quarzite si spacca in modo netto e i granuli restano tagliati a metà. Anche il suono aiuta, perché la quarzite percossa dà un tintinnio più squillante.

Infine c'è il confronto con i quarzi microcristallini come calcedonio, agata e diaspro. Anche questi sono fatti di SiO₂ e hanno durezza 7, ma la loro struttura è a fibre microscopiche compatte, il che li rende più traslucidi, più omogenei e capaci di una lucidatura più profonda; la quarzite, avendo granuli distinguibili anche a occhio nudo o con una lente, mantiene un aspetto granuloso. Va ricordato per correttezza che l'avventurina verde del commercio è spesso, dal punto di vista petrografico, una quarzite ricca di fuchsite: uno dei casi in cui il nome gemmologico e il nome della roccia non coincidono.

Nella tradizione litoterapica

Virtù quartzite

Quanto segue appartiene all'ambito delle credenze e delle pratiche simboliche, non a quello scientifico. Sono attribuzioni tramandate da manuali di litoterapia e da consuetudini contemporanee, prive di validazione clinica: si raccontano per interesse culturale, non come indicazioni di alcun tipo, e non sostituiscono in nessun caso il parere e le cure di un medico.

Radicamento

Nella tradizione litoterapica alla quarzite viene attribuita una qualità di ancoraggio, e la ragione simbolica è trasparente: è la roccia che nelle catene montuose resta in piedi quando tutto il resto è stato eroso, la cresta che sopravvive, il materiale che ha attraversato la pressione senza disgregarsi. Chi la usa in questo registro le riconosce un carattere paziente e poco appariscente, associato all'idea di restare presenti a sé stessi nelle situazioni che tendono a disperdere. La si trova descritta come pietra da tenere in mano nei momenti di agitazione, o da appoggiare a terra durante esercizi di respirazione, con l'intenzione di richiamare l'attenzione al corpo e al momento presente. Nella pratica di chi la adopera si tratta di un supporto rituale: l'oggetto funziona come promemoria fisico di un'intenzione, non come agente di un effetto.

Concentrazione

La seconda virtù che la tradizione le assegna riguarda la chiarezza e la tenuta dell'attenzione. Anche qui l'analogia parte dalla materia: la quarzite è un aggregato di granuli che si sono compattati fino a diventare un corpo unico, e questa immagine di dispersione che diventa unità è stata letta come metafora del pensiero che si raccoglie. Le viene attribuita, in questo senso, la capacità di accompagnare il lavoro di studio, la scrittura, le attività che richiedono di reggere il filo a lungo. C'è chi la tiene sulla scrivania come segnalibro mentale, chi la sceglie proprio per la sua sobrietà cromatica, considerandola meno "rumorosa" di pietre dai colori accesi. Resta inteso che si parla di un uso simbolico e personale: nessuna pietra migliora le prestazioni cognitive, e chi ha difficoltà persistenti di attenzione farà bene a rivolgersi a un professionista.

Come si usa e come si cura

Dal punto di vista pratico la quarzite è una delle pietre più docili da gestire, e questo dipende da una sola caratteristica: la durezza intorno a 7 e l'assenza di sfaldatura. Non teme l'acqua, perché il quarzo è insolubile e la roccia, essendo priva di porosità, non assorbe umidità né si sfalda; un risciacquo sotto acqua corrente tiepida e un'asciugatura con panno morbido sono più che sufficienti. Vanno evitati gli acidi forti e i detergenti aggressivi, non tanto per il quarzo quanto per gli eventuali minerali accessori, e va evitata l'acqua bollente sui pezzi lucidati, perché sbalzi termici bruschi possono innescare microfratture in una roccia che ha comunque strutture interne ereditate.

Il sole non rappresenta un problema serio: il quarzo puro non sbiadisce. Le varietà colorate da minerali di ferro sono stabili, mentre esposizioni molto prolungate potrebbero attenuare i verdi dovuti alla fuchsite, per cui la prudenza consiglia di non lasciare i pezzi colorati per settimane su un davanzale assolato. Chi pratica i rituali di "ricarica" lunare o solare può farlo senza rischi materiali, tenendo presente che si tratta di gesti simbolici privi di effetto misurabile sulla pietra.

Con durezza 7 la quarzite non viene graffiata dall'acciaio comune, dalla sabbia quarzosa e dal vetro, e a sua volta incide il vetro senza difficoltà. È intaccata dal topazio, dal corindone — zaffiro e rubino — e dal diamante, oltre che dalle polveri abrasive artificiali. Nel cassetto dei minerali conviene quindi tenerla lontana dalle pietre più tenere, che rovinerebbe, e riporla separata dalle gemme più dure, che rovinerebbero lei. Un ultimo avvertimento riguarda la lavorazione: tagliare e levigare quarzite produce polvere silicea finissima, la cui inalazione è pericolosa e va evitata con protezioni adeguate; è un problema di chi lavora la pietra, non di chi la tiene su una mensola.

Domande frequenti

La quarzite è un minerale o una roccia?

È una roccia, composta in prevalenza dal minerale quarzo. La differenza conta: il quarzo ha una formula e un sistema cristallino propri, la quarzite è un aggregato di innumerevoli cristalli di quarzo saldati insieme, e le sue proprietà — dal colore alla tenacità — dipendono anche dai minerali accessori e dalla storia geologica del pezzo.

Che differenza c'è tra quarzite e marmo?

Sono rocce metamorfiche entrambe, ma di composizione opposta: il marmo deriva da calcari ed è fatto di carbonato di calcio, con durezza 3; la quarzite deriva da arenarie quarzose ed è fatta di silice, con durezza 7. Il marmo si graffia con un coltello e reagisce con l'acido cloridrico diluito facendo effervescenza, la quarzite non fa né l'una né l'altra cosa. È un controllo che chiunque può fare, e vale la pena farlo perché molte lastre commerciali chiamate "quarzite" sono in realtà marmi dolomitici.

L'avventurina verde è una quarzite?

Nella maggior parte dei casi sì. Il materiale che il commercio chiama avventurina verde è tipicamente una quarzite a grana fine con inclusioni di fuchsite, la mica cromifera che produce sia il colore sia il caratteristico luccichio. È un buon esempio di come nomenclatura gemmologica e nomenclatura petrografica descrivano lo stesso materiale con parole diverse.

Si può bagnare? Si rovina al sole?

Si può bagnare senza problemi: il quarzo è insolubile e la roccia non è porosa. Il sole non la danneggia in modo apprezzabile, anche se un'esposizione di mesi potrebbe attenuare i verdi delle varietà a fuchsite. Da evitare invece gli acidi forti, i detergenti aggressivi e gli sbalzi termici violenti.

Se non ci sono prove scientifiche, perché scrivete delle virtù?

Perché fanno parte della storia culturale delle pietre e chi le cerca ha diritto a informazioni corrette anche su quel piano. Le raccontiamo per quello che sono — attribuzioni tradizionali e simboliche — tenendole nettamente separate dai dati mineralogici, che invece sono verificabili. Nessuna pietra cura, nessuna pietra diagnostica, nessuna pietra sostituisce un medico: chi ci lavora onestamente lo dice, e noi lo scriviamo ogni volta.

Fonti e riferimenti

Per i dati mineralogici sul quarzo e per la localizzazione dei giacimenti la banca dati di riferimento è mindat.org, gestita dallo Hudson Institute of Mineralogy, che raccoglie schede di specie e occorrenze documentate in tutto il mondo. Lo status di specie valida del quarzo è definito dalla IMA — International Mineralogical Association, attraverso la Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification, che cura la lista ufficiale dei minerali riconosciuti; ricordiamo che le rocce, quarzite compresa, non rientrano in questa nomenclatura ma in quella petrografica.

Per la petrografia delle rocce metamorfiche restano riferimenti solidi il Manual of Mineral Science di Cornelis Klein e Barbara Dutrow, nella tradizione del manuale di Dana, e Petrogenesis of Metamorphic Rocks di Kurt Bucher e Rodney Grapes, testo classico sui processi di ricristallizzazione. Utile anche Igneous and Metamorphic Petrology di Myron G. Best. In italiano, la guida Minerali e rocce di Annibale Mottana, Rodolfo Crespi e Giuseppe Liborio, pubblicata da Mondadori, resta uno strumento di consultazione diffuso e affidabile per il riconoscimento sul campo.

Sul versante gemmologico, il GIA — Gemological Institute of America pubblica schede e articoli divulgativi che chiariscono i rapporti tra quarzo macrocristallino, quarzi microcristallini e materiali policristallini come le quarziti ornamentali. Per i dati sulle risorse e sugli usi industriali sono consultabili le pubblicazioni dello USGS — United States Geological Survey e del British Geological Survey. Le collezioni e le schede divulgative del Natural History Museum di Londra e dello Smithsonian National Museum of Natural History di Washington offrono materiale illustrativo e testi di approfondimento accessibili; in Italia, i musei di scienze naturali e i musei mineralogici universitari — tra cui quelli di Firenze, Milano, Torino e Roma — conservano campioni di quarziti alpine visibili al pubblico.

Sulle attribuzioni litoterapiche non esistono fonti scientifiche, per la semplice ragione che non si tratta di materia scientifica: la letteratura disponibile è di natura divulgativa e tradizionale, e come tale va letta. Ogni informazione riguardante la salute va richiesta a un medico.

Dove continuare

Nello stesso registro