Clorite

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clorite, pietra naturale

Che cos'è la clorite

La clorite non è un minerale singolo ma un gruppo di fillosilicati, cioè di silicati a struttura stratificata, imparentati per architettura atomica e per comportamento chimico. Sotto questo nome collettivo la mineralogia raccoglie una ventina di specie riconosciute, fra cui il clinocloro ricco di magnesio, la chamosite ricca di ferro, la pennantite manganesifera, la nimite nichelifera e la cookeite litifera. Nel linguaggio corrente, e ancor più in quello del commercio ornamentale, "clorite" indica quasi sempre il clinocloro o una miscela di termini intermedi fra clinocloro e chamosite: minerali verdi, teneri, lamellari, che si sfogliano come le pagine di un libro sottilissimo.

Dal punto di vista strutturale le cloriti si distinguono dalle miche per un dettaglio elegante: fra due strati tetraedro-ottaedro-tetraedro si interpone un ulteriore foglio ottaedrico simile alla brucite, che funziona da "cemento" carico positivamente. È la cosiddetta struttura 2:1:1, responsabile sia della sfaldatura perfettissima secondo un solo piano sia del fatto che le lamelle ottenute siano flessibili ma non elastiche — non tornano piatte se le si piega, a differenza di quelle della muscovite. Questa piccola differenza di comportamento meccanico è, sul terreno, uno dei criteri diagnostici più rapidi e più usati.

Le cloriti sono minerali estremamente comuni, tanto che si potrebbe dire che gran parte del colore verde delle catene montuose derivi da loro. Costituiscono l'ossatura degli scisti verdi, tappezzano le fessure alpine, si formano nelle aureole di alterazione attorno ai giacimenti idrotermali, cementano arenarie e argilliti, compaiono come prodotto di trasformazione di biotite, anfiboli, pirosseni e granati. Le si trova nelle Alpi occidentali e centrali, negli Urali, in Siberia, in Anatolia, negli Appalachi, nelle Ande, in Himalaya. Come pietra ornamentale però solo poche varietà reggono il taglio: la serafinite siberiana, dalle piume argentee, la kämmererite rosa-violacea del cromo, e soprattutto i cristalli di quarzo che inglobano lamelle e nuvole verdi di clorite, popolarissimi presso i collezionisti.

Storia e nome

Storia clorite

Il nome deriva dal greco chlorós, che indica il verde tenero delle foglie nuove — la stessa radice della clorofilla e del cloro, battezzato per il colore del suo gas. L'introduzione del termine mineralogico è tradizionalmente attribuita ad Abraham Gottlob Werner, il maestro della scuola di Freiberg, che alla fine del Settecento lo impiegò per un insieme di minerali verdi e sfogliabili allora non ulteriormente distinguibili. Per quasi un secolo "clorite" restò dunque un'etichetta di comodo, applicata a materiali che l'analisi chimica moderna avrebbe poi separato in specie distinte.

La sistematica arrivò nell'Ottocento. Nel 1820 il chimico francese Pierre Berthier descrisse la chamosite, prendendo il nome dalla località di Chamoson, nel Vallese svizzero. A metà secolo il clinocloro fu isolato come specie autonoma, e il suo nome unisce il greco klínein, inclinare — riferimento all'asse ottico obliquo — al solito chlorós. Nel Novecento la comprensione del gruppo fece un salto grazie alla diffrazione dei raggi X, che permise di leggere la sequenza degli strati e di riconoscere politipi e varietà di-triottaedriche; la revisione nomenclaturale promossa dall'International Mineralogical Association ha poi ordinato l'insieme sulla base della composizione dei siti ottaedrici.

Gli usi umani delle rocce cloritiche sono ben più antichi dei loro nomi. Nelle valli alpine — Valtellina, Valchiavenna, Valle d'Aosta, Vallese — si è cavata per secoli la cosiddetta pietra ollare, o lavezzo, uno scisto a talco e clorite abbastanza tenero da essere tornito e abbastanza refrattario da resistere al fuoco: se ne ricavavano pentole, teglie, stufe e conche, in una tradizione documentata dall'età romana fino all'artigianato contemporaneo. Nell'Antico Oriente rocce cloritiche verde scuro furono scelte per vasi e coppe rituali, ad esempio nella cultura di Jiroft in Iran e nella regione del Golfo, proprio perché la loro tenerezza consentiva un intaglio minuzioso. Quanto alle varietà oggi vendute come pietre da collezione, la serafinite compare sul mercato solo nel Novecento, dai giacimenti dell'oblast' di Irkutsk in Siberia orientale: non ha dunque alle spalle alcuna tradizione antica, e affermazioni contrarie vanno prese con cautela.

Composizione e formazione

Origine clorite

La formula generale del gruppo si scrive convenzionalmente (Mg,Fe,Al)6(Si,Al)4O10(OH)8, con sostituzioni ampie e continue fra magnesio, ferro bivalente e alluminio; il clinocloro tende a Mg5Al(AlSi3O10)(OH)8, mentre la chamosite ne è l'analogo ferroso. La simmetria è nella maggior parte dei casi monoclina, con politipi triclini noti in diverse specie. La durezza Mohs è bassa, generalmente fra 2 e 2,5 e raramente fino a 3: significa che l'unghia lascia il segno, e che qualunque granello di sabbia — fatto di quarzo, durezza 7 — è un attrezzo abrasivo nei confronti della clorite.

Classe Silicati, fillosilicati (gruppo delle cloriti)
Formula generale (Mg,Fe,Al)6(Si,Al)4O10(OH)8
Specie più comuni Clinocloro, chamosite; inoltre pennantite, nimite, cookeite, sudoite
Sistema cristallino Monoclino (politipi triclini)
Durezza Mohs 2 – 2,5 (fino a 3 in alcune varietà compatte)
Densità circa 2,6 – 3,3 g/cm³, crescente con il contenuto di ferro
Sfaldatura Perfetta secondo un piano; lamelle flessibili, non elastiche
Lucentezza Da vitrea a perlacea sui piani di sfaldatura, talvolta terrosa
Colore Verde in tutte le gradazioni, più raramente bianco, giallastro, bruno, rosa o violaceo (varietà al cromo o al manganese)
Striscia Bianca o verdastra chiara
Trasparenza Da traslucida a opaca; lamelle sottili trasparenti
Natura Minerale inorganico, cristallino

Ambienti di formazione

La clorite è per eccellenza un minerale di bassa e media temperatura. Nasce nel metamorfismo regionale di grado basso, tanto da dare il nome alla facies degli scisti verdi, dove insieme ad albite, epidoto e attinolite ricicla il chimismo di basalti e sedimenti argillosi. Si forma per idratazione e alterazione di minerali femici: una biotite che si "clorittizza" perde brillantezza bruna e diventa verde tenero, e lo stesso accade a orneblenda, augite e granato lungo i bordi. Nei sistemi idrotermali la clorite domina l'alterazione propilitica che circonda i corpi mineralizzati, e proprio per questo la sua composizione è utilizzata dai geologi come geotermometro e come guida nell'esplorazione: analizzando il rapporto fra alluminio e ferro si stima la temperatura del fluido che l'ha generata.

Esiste poi una clorite sedimentaria e diagenetica: la chamosite è un componente delle ferriti oolitiche, quelle rocce a granuli concentrici sfruttate in passato come minerale di ferro in Lorena, in Inghilterra e altrove, e i rivestimenti cloritici sui granuli di quarzo nelle arenarie profonde sono studiati dalla geologia del petrolio perché preservano la porosità dei serbatoi. Sul versante estetico, i giacimenti che contano sono le fessure alpine di Svizzera, Piemonte, Valle d'Aosta e Trentino, dove la clorite tappezza cristalli di quarzo e adularia; il massiccio ultramafico della regione di Irkutsk per la serafinite; l'area di Kop, nella Turchia orientale, per la kämmererite cromifera; il Pakistan e l'India himalayana per i quarzi con fantasmi verdi; e diverse località classiche degli Stati Uniti, fra cui il Vermont, la Pennsylvania e lo Stato di New York.

Come riconoscerla

L'identificazione parte quasi sempre dal tatto e dall'unghia. Una massa verde che si sfoglia in lamelle sottili, che si graffia senza sforzo, che al tatto risulta leggermente untuosa e che lascia una striscia bianco-verdastra su una piastrella di porcellana è, con ottima probabilità, clorite. Il colore va dal verde chiarissimo quasi giallastro al verde bottiglia quasi nero secondo il contenuto di ferro; la lucentezza è vitrea sulle superfici fresche e nettamente perlacea sui piani di sfaldatura, dove la luce si riflette come su una madreperla opaca. La serafinite lucidata mostra un disegno inconfondibile di piume e ventagli chiari su fondo verde scuro, dovuto a fasci di cristalli fibrosi orientati; la kämmererite, invece, sorprende per il rosa-magenta prodotto da tracce di cromo trivalente.

Le confusioni classiche sono tre. Con le miche, in primo luogo: muscovite e biotite hanno lamelle elastiche, che tornano piane dopo essere state piegate, mentre quelle della clorite restano deformate — è una prova che si esegue in dieci secondi con una punta di spillo. Con il talco, in secondo luogo: il talco è ancora più tenero (durezza 1, si incide con l'unghia senza alcuna resistenza), decisamente più saponoso e in genere di un verde più smorto o addirittura bianco; nella pietra ollare i due minerali convivono e la distinzione a occhio nudo diventa aleatoria. Con i serpentini infine — antigorite, lizardite — che sono più duri (3-4), più compatti e privi della sfaldatura micacea perfetta, e che al taglio danno superfici cerose anziché lamellari.

Sul mercato ornamentale vanno chiariti due nomi. "Serafinite" è un nome commerciale, non una specie: designa clinocloro fibroso di provenienza siberiana. E i cosiddetti quarzo fantasma verde, quarzo giardino o lodolite non sono clorite, ma cristalli di quarzo che contengono clorite come inclusione: la durezza da valutare per l'uso e la cura è quella del quarzo ospite, 7, non quella dell'inclusione. Confondere i due casi porta a trattare male l'una o a sopravvalutare l'altra.

Nella tradizione litoterapica

Virtù clorite

Quanto segue appartiene interamente alla tradizione litoterapica e al simbolismo che nei secoli si è depositato sulle pietre verdi. Non sono proprietà del minerale né effetti verificabili: la mineralogia descrive la clorite come un fillosilicato tenero, e nulla di ciò che si legge qui sotto è dimostrato dalla scienza. Va letto come si legge un linguaggio simbolico, non come un'indicazione di salute.

Amore

Alla clorite la tradizione litoterapica attribuisce un registro amoroso particolare, meno acceso di quello delle pietre rosse e più vicino all'idea di crescita che a quella di passione. Il verde è da sempre il colore della vegetazione che ricomincia, e chi lavora con questa pietra le riconosce un significato di affetto che si costruisce lentamente, per strati successivi — un'immagine che i suoi stessi cristalli, fatti di fogli sovrapposti, suggeriscono in modo quasi didascalico. Nelle pratiche contemporanee viene associata ai legami che vanno rinnovati più che a quelli da conquistare, e per questo compare spesso nei contesti simbolici legati alla riconciliazione e alla pazienza reciproca. È un'attribuzione moderna, priva di radici documentate nei lapidari medievali.

Calma

La seconda virtù che le viene attribuita è quella della calma. Chi la usa descrive la clorite come una pietra "di sottofondo", da tenere in mano o da posare vicino durante momenti di quiete, e le riconosce un tono discreto, poco appariscente, che nella tradizione viene contrapposto all'energia più tagliente dei quarzi trasparenti. La litoterapia contemporanea la accosta volentieri ai contesti in cui si cerca di rallentare il pensiero: meditazione, respirazione consapevole, semplice pausa. Anche in questo caso conviene ricordare che l'effetto rilassante eventualmente percepito è, per quanto ne sappia la ricerca, il frutto del rituale e dell'attenzione che vi si dedica, non di una qualità fisica della pietra.

Cuore

La terza attribuzione riguarda il cuore, inteso in senso interamente simbolico: il cuore come sede metaforica degli affetti e come centro del corpo sottile nella tradizione dei chakra, dove il quarto centro è convenzionalmente associato al colore verde. Per questa semplice corrispondenza cromatica la clorite viene collocata nel gruppo delle pietre "del cuore" e utilizzata, nelle pratiche che ne fanno uso, appoggiata al centro del petto durante il rilassamento. Nessuna di queste affermazioni ha a che vedere con l'organo cardiaco o con la sua funzione, e la clorite non ha e non può avere alcun ruolo nella cura di alcun disturbo: chi ha un problema di salute si rivolge a un medico, e le pietre restano dove devono stare, cioè nell'ambito del simbolo e della bellezza.

Come si usa e come si cura

La clorite è una pietra fragile e va trattata di conseguenza. Con durezza 2-2,5 si graffia con l'unghia, figurarsi con una chiave o con la sabbia di una tasca; le sfaldature perfette la rendono inoltre sensibile agli urti, perché un colpo secco può staccare una scaglia lungo il piano di clivaggio. Per questo non è materiale da anelli né da bracciali, che sfregano continuamente contro le superfici: i pochi manufatti sensati sono cabochon montati a pendente, oggetti da tenere in mano, campioni da collezione. Va conservata separata dalle altre pietre, avvolta in un panno morbido o in un sacchetto imbottito, perché praticamente tutto il resto della scatola è più duro di lei.

Sull'acqua conviene essere prudenti: i fillosilicati idrati non amano le immersioni prolungate, e una superficie lucidata di serafinite può opacizzarsi se lasciata a bagno. La pulizia corretta è meccanica e delicata — un panno asciutto e morbido, al più appena inumidito, seguito da un'asciugatura immediata. Sono da escludere i bagni di sale, gli acidi anche blandi come l'aceto o il succo di limone, i detergenti, gli apparecchi a ultrasuoni e la pulitura a vapore, tutti trattamenti che su un minerale così tenero e sfaldabile fanno danni permanenti. Nemmeno le spazzole vanno bene: le setole rigide segnano la superficie.

Quanto alla luce, il verde del clinocloro è dovuto al ferro e al magnesio nella struttura ed è relativamente stabile, ma le varietà colorate da cromo o manganese meritano più cautela e in generale nessuna pietra guadagna nulla da mesi di sole diretto dietro un vetro, dove al problema della luce si somma quello degli sbalzi termici. Un ripiano ombreggiato, lontano da caloriferi e da fonti di calore, è la collocazione giusta. Se ciò che si possiede è invece un quarzo con inclusioni di clorite, il discorso cambia: lì la superficie esposta è quarzo, resistente e lavabile senza problemi, e la sola prudenza riguarda gli urti su cristalli fessurati.

Pietre vicine per famiglia e per registro

Per parentela mineralogica la clorite si colloca fra i fillosilicati, il grande insieme dei silicati a strati che comprende miche, talco, serpentini e argille. Un ponte curioso porta all'avventurina verde: il suo colore non viene dal quarzo che la costituisce, ma dalle minuscole lamelle di fuchsite, una mica cromifera, disseminate al suo interno. È lo stesso meccanismo per cui il quarzo diventa verde quando ospita nuvole di clorite — un minerale duro e incolore che prende tinta da un fillosilicato ospitato. Ancora più diretto è il legame con il quarzo, compagno abituale della clorite nelle fessure alpine, dove la riveste, la ingloba e la trasforma nei celebri fantasmi verdi.

Per registro simbolico, invece, la clorite si accompagna alle pietre verdi e tenui del repertorio affettivo. Fra le pietre dell'amore si incontrano la pietra di luna, con il suo bagliore lattiginoso e mobile che la tradizione lega alla dolcezza; l'amazzonite, feldspato verde-azzurro dal colore vicinissimo a quello di certe cloriti chiare; l'unakite, roccia verde e rosa in cui l'epidoto — anch'esso minerale della facies degli scisti verdi, dunque compagno di formazione della clorite — si mescola al feldspato; e il crisopale, opale verde mela di una trasparenza opposta all'opacità cloritica ma dello stesso registro cromatico.

Sul versante della quiete, le pietre per la calma propongono un altro quartetto: il quarzo, limpido e neutro, che nella tradizione funziona come base di ogni composizione; l'howlite, bianca e venata di grigio, anch'essa tenera e da maneggiare con delicatezza; l'avventurina, già incontrata, che al verde unisce il luccichio delle inclusioni; e la sodalite, blu profondo, che sposta il registro dal verde della crescita all'azzurro della riflessione. Per orientarsi fra tutte le schede resta utile l'indice delle pietre, mentre l'hub dedicato alla litoterapia raccoglie i criteri con cui questi accostamenti vengono costruiti.

Domande frequenti

La clorite è un minerale singolo?

No, ed è la prima cosa da chiarire. La clorite è un gruppo di specie mineralogiche distinte, accomunate dalla stessa architettura a strati 2:1:1 e differenziate dalla composizione dei siti ottaedrici. Quando si acquista o si osserva un campione etichettato semplicemente "clorite", nella grande maggioranza dei casi si tratta di clinocloro o di un termine intermedio verso la chamosite. L'identificazione precisa della specie richiede analisi chimica o diffrazione ai raggi X, e non è ottenibile a occhio nudo.

Serafinite e clorite sono la stessa cosa?

La serafinite è una varietà di clinocloro, dunque una clorite, ma non tutte le cloriti sono serafinite. Il nome commerciale — di derivazione angelica, per via delle piume argentee — designa un materiale fibroso proveniente dalla Siberia orientale, tagliato in cabochon per il suo disegno spettacolare. È un nome recente, privo di riscontro nella nomenclatura ufficiale approvata dall'IMA, e va considerato per quello che è: un'etichetta di mercato, non una specie.

Si può bagnare la clorite?

Meglio evitare le immersioni. Un contatto rapido con l'acqua non distrugge il minerale, ma le sfaldature perfette e la bassa durezza rendono la superficie vulnerabile: l'acqua che penetra fra le lamelle e i cicli di bagnatura e asciugatura possono opacizzare la lucidatura e favorire distacchi. La pulizia consigliata è a secco, con un panno morbido. Sono da escludere in ogni caso sale, acidi e ultrasuoni. Diverso il caso del quarzo con inclusioni cloritiche, che si lava senza timori.

Perché si graffia così facilmente?

Perché la sua struttura è fatta di strati tenuti insieme da legami deboli. All'interno di ogni foglio i legami silicio-ossigeno sono fortissimi, ma fra un foglio e l'altro l'adesione è modesta, e basta poca energia per far scorrere o staccare le lamelle. È lo stesso principio che rende scivolosa la grafite e saponoso il talco. Per questo la clorite non si usa nei gioielli sottoposti ad attrito e va custodita separata dalle pietre più dure.

Esistono prove scientifiche degli effetti attribuiti alla clorite?

No, e va detto senza giri di parole. Non esiste letteratura scientifica che dimostri effetti della clorite — o di qualsiasi altra pietra — sullo stato emotivo o sulla salute delle persone. Le virtù descritte nella sezione dedicata appartengono a una tradizione simbolica moderna e vanno intese come tali. Chi trova utile tenere una pietra durante un momento di raccoglimento sta beneficiando del rituale e dell'attenzione che vi dedica, non di una proprietà del minerale. Nessuna pietra sostituisce un parere medico o una terapia.

Fonti e riferimenti

  • Mindat.org — schede del gruppo delle cloriti, del clinocloro e della chamosite, con dati fisici, località tipo e distribuzione dei giacimenti; database gestito dal Hudson Institute of Mineralogy.
  • International Mineralogical Association (IMA) — List of Minerals della Commission on New Minerals, Nomenclature and Classification, per lo stato ufficiale delle specie del gruppo e per la nomenclatura approvata.
  • Handbook of Mineralogy, a cura di J. W. Anthony, R. A. Bideaux, K. W. Bladh e M. C. Nichols, Mineral Data Publishing — schede analitiche delle singole specie, disponibili anche in versione digitale sul sito della Mineralogical Society of America.
  • W. A. Deer, R. A. Howie, J. Zussman, An Introduction to the Rock-Forming Minerals, Pearson/Mineralogical Society — capitolo sui fillosilicati, con la trattazione strutturale e paragenetica delle cloriti.
  • S. W. Bailey (ed.), Hydrous Phyllosilicates, Reviews in Mineralogy vol. 19, Mineralogical Society of America, 1988 — testo di riferimento sulla cristallochimica dei silicati a strati idrati.
  • C. Klein, B. Dutrow, Manual of Mineral Science, Wiley — manuale universitario per le proprietà diagnostiche e i criteri di riconoscimento macroscopico.
  • Gemological Institute of America (GIA), gia.edu — indicazioni generali sulla cura e sulla pulizia delle gemme tenere e sfaldabili.
  • Museo di Storia Naturale di Milano e Natural History Museum di Londra — collezioni mineralogiche e materiali divulgativi consultabili sui rispettivi siti istituzionali.

Le informazioni mineralogiche di questa scheda sono verificabili nelle fonti indicate. Le attribuzioni simboliche appartengono alla tradizione litoterapica e sono riportate a titolo culturale: non costituiscono indicazioni sanitarie e non sostituiscono in alcun modo il parere di un professionista della salute.

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